DESCRIZIONE

Andropausa

DESCRIZIONE

Questo termine non scientifico viene utilizzato per indicare il periodo della vita sessuale di un uomo, quando vive una riduzione della produzione del testosterone. Il concetto di andropausa per il maschio è molto diverso rispetto a quello della menopausa per la donna. In quel caso, infatti, è possibile identificare un momento preciso che caratterizza questo evento: la perdita definitiva delle mestruazioni (amenorrea). La donna da questo momento in poi si pone in una condizione d’ipogonadismo stabile durante il quale le gonadi (le ovaie), a causa dell’esaurimento completo della riserva ovarica, non producono più ormoni sessuali (estrogeni). In questo stato la donna trascorre almeno un terzo della sua vita.

Il maschio, al contrario, non vive una vera e propria condizione d’ipogonadismo stabile, persistendo la possibilità di continuare a procreare. La funzione della gonade maschile (testicolo) non presenta una caduta completa e rapida della produzione di sperma e della secrezione del testosterone. Pertanto, l’incidenza dell’ipogonadismo conclamato nel maschio adulto-anziano non supera il 2% della popolazione maschile. L’uomo vive una condizione di declino progressivo della funzione testicolare e in particolare della cellula (cellula del Leydig) che secerne il testosterone. In ogni caso, il testosterone si riduce a partire dai 50 anni con una caduta media di circa lo 0,8% annuo. L’entità della caduta può essere funzione dello stato di salute generale, quindi è molto soggettiva. Tuttavia, tale processo segna la vita del maschio, visto che il testosterone ha anche una funzione metabolica molto importante (per il tessuto adiposo, per il metabolismo del glucosio e dell’osso, ecc) oltre la ben nota azione sull’attività sessuale.

In accordo alle linee guida internazionali, quando il valore del testosterone, misurato al mattino in più occasioni (almeno due volte), risulta essere inferiore ai 280ng/dl si parla d’ipogonadismo conclamato ma non di andropausa.

Quali sono i sintomi?

I sintomi specifici che si accompagnano a tale calo sono quelli legati ai disturbi della sfera sessuale: calo del desiderio, riduzione delle erezioni mattutine e soprattutto la disfunzione erettile. Tuttavia, una condizione di deficit di testosterone può minare il metabolismo di diversi organi o apparati facilitando così la persistenza di malattie metaboliche importanti (obesità, sindrome metabolica, diabete mellito, osteoporosi, ecc) e delle loro gravi complicanze come ad esempio l’arteriosclerosi, le malattie cardiovascolari con gli eventi acuti e le fratture ossee.

Quali sono le cause?

La diminuzione del testosterone. Se è clinicamente conclamata richiede la terapia sostitutiva con il testosterone. Può essere determinata anche da alcune malattie che facilitano la caduta del testosterone totale e, in particolare, della sua frazione libera (cioè quella metabolicamente attiva), indicando una condizione di compromissione dello stato di salute. Patologie come l’obesità, ipercolesterolemia, ipertensione, la sindrome metabolica, il diabete mellito conclamato, le malattie cardiovascolari, la sindrome delle apnee notturne, l’insufficienza renale cronica o la depressione hanno un ruolo importante nel determinare il calo del testosterone.

Quali sono le terapie?

In presenza di ipogonadismo conclamato bisogna intervenire con una terapia adeguata sostitutiva. Il testosterone è importante non soltanto a livello sessuale, ma è in grado di sostenere un efficiente metabolismo glicidico, lipidico e dell’osso. La terapia va adeguata alle caratteristiche cliniche del caso, soprattutto va intrapresa se la persona è ancora in buona salute. Nelle mani di esperti la terapia con testosterone non presenta importanti effetti indesiderati, ma richiede un monitoraggio della concentrazione dei globuli rossi nel sangue, del PSA (marcatore della prostata) e una visita delle caratteristiche morfologiche della prostata.

Esistono numerosi prodotti di testosterone che sono caratterizzati sia dalle via di somministrazione (orale, intramuscolare, transcutanea, ecc.) sia dalla loro durata nel sangue. Quella per via orale è stata del tutto abbandonata per la scarsa efficacia del prodotto, mentre quella somministrata per via intramuscolare a base di esteri del testosterone può essere somministrata ogni tre settimane. Sebbene poco costosa, causa una importante variabilità dei livelli circolanti dell’ormone, essendo spesso al disopra di quelli fisiologici (> 1000 ng/dl) nella prima settimana dopo la somministrazione, mentre risultano ridotti nella terza settimana. I nuovi prodotti in commercio sono in grado di mantenere i tassi circolanti di testosterone stabili nel corso della giornata e possono essere somministrati per via cutanea, giornalmente. Infine, si segnala che è in commercio un prodotto iniettivo per via intramuscolare (testosterone undecanoato), che presenta una lunga emivita e che richiede una somministrazione ogni 12 settimane. Si è visto che dopo le prime somministrazioni, il valore plasmatico del testosterone rimane stabile per tutto il corso della terapia.

In assenza di patologie importanti, un corretto stile di vita può mantenere nel tempo un buon livello di testosterone nel sangue. Occorre seguire un sano regime alimentare, fare regolare attività fisica per controllare il peso, così facendo si hanno buone probabilità di tenere nei giusti valori il testosterone. L’obesità è sicuramente tra i peggiori nemici del testosterone, combattendola con un giusto regime alimentare e stile di vita il livello di testosterone se ridotto s’innalza in maniera proporzionale alla perdita del peso.

Anche astenersi dal fumare e dal bere è importante. L’alcool influenza negativamente il metabolismo del fegato: le patologie legate al fegato si associano frequentemente alle malattie metaboliche e sessuali. Fumare invece compromette il sistema vascolare e neurologico che hanno entrambi un ruolo importante per ottenere una valida erezione.

Se si rispetta uno stile di vita sano si avrà una naturale riduzione del testosterone dovuta all’età, e difficilmente si dovrebbero raggiungere quei valori plasmatici che comunemente identificano la condizione l’ipogonadismo conclamato.

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