DESCRIZIONE

Amnioscopia

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Quando la gravidanza supera il termine della quarantesima settimana, il ginecologo può decidere di monitorare le condizioni del feto con l’amnioscopia, per capire se ci sia la cosiddetta “sofferenza fetale”. Si tratta di una condizione patologica che insorge in seguito a un’insufficiente ossigenazione dei tessuti fetali. Tra le sue cause scatenanti c’è l’invecchiamento della placenta che ha inizio quando la gravidanza si protrae oltre il termine.

Cosa succede durante l’esame?

È un esame invasivo. Il medico introduce attraverso la vagina o il collo dell’utero l’amnioscopio, uno strumento metallico che proietta un fascio luminoso. Grazie all’illuminazione viene valutata la presenza e il colore del liquido amniotico, che fornisce informazioni essenziali sulle condizioni del feto e sull’eventuale necessità di avviare rapidamente il parto.

Nel caso in cui effettuando l’amnioscopia il liquido amniotico sia trasparente, non vi sono invece problemi e il feto è in buone condizioni. È dunque possibile lasciare che la gravidanza faccia il suo corso.

È un esame per tutti?

Ormai viene effettuato raramente, perché si preferisce monitorare la situazione del feto con un’ecografia. Se la gravidanza si protrae oltre il termine alcuni ospedali fanno però ancora riferimento all’esame amnioscopico come procedura diagnostica per verificare l’invecchiamento della placenta.

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